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Cinque di Marte. Una rubrica per raccontare il nostro 2023

Come fare libri e scappare una fotografia


fare un libro
“Uomo disperato”, Gustave Courbet, 1843 ca, fonte Wikipedia.com

Finora è stato impossibile fotografare la redazione delle edizioni SIDO per la natura diffusa della stessa redazione. Questo criuccio è diventato l’occasione, nell’anno passato, per ammettere che in SIDO è possibile lavorare solo come in una minuscola bottega indipendente: con entusiasmo e lentezza. La fotografia mai scattata è diventata la fotografia “scappata”, nel Lexicon delle SIDO. Qui in breve qualche pensiero riguardo la scelta di andare piano e sposare l’eccellenza.

Cinque Pezzi Cinque, ovvero cinque “pezzi lunghi” su tutto quello che hanno combinato le SIDO nell’anno passato. Lettura lenta, col fuoco.
Ogni Marte per cinque Marte

edizioni sido

L’esattezza di alcuni incontri si riconosce, come un momento oceanico. Percepiamo, nella geometria di trovarci, qualche precisa forza sovrumana che ci accompagna. E non si sta parlando soltanto di persone, ma anche di libri, panorami, attività, insomma di tutte le scoperte e le meraviglie che ci colgono, ci sorprendono e ci innamorano. Questi incontri rendono alcune nostre giornate speciali, e cambiano le nostre vite piano piano, dal di dentro. Eppure, molte volte, la più classica delle nostre reazioni è fuggire dal bene, dal bello e dal giusto che simili fortune vogliono offrirci. Perché? 

Le edizioni SIDO sono una minuscola casa editrice che si innamora di un manoscritto e lo coltiva in modo naturale, con i tempi e nei modi in cui accompagneremmo un orto, o un giardino, o un balcone minuscolo in un appartamento metropolitano. Bisogna possedere costanza ed esercitare quell’amore tutti i giorni, esibirlo e portarlo piano piano nel mondo, finché non è grande abbastanza da poter camminare da solo. Un approccio simile è rischioso più un mestiere qualunque, perché chiede alle persone coinvolte di avere un’attenzione e una pazienza speciali, un’educazione e una vocazione profonde, una delicatezza e una volontà ferree.

La soddisfazione che regala, alla fine, comprende anche un cambiamento interiore, la gioia di aver inventato qualcosa che non c’era e di cui c’era bisogno. Lavorare a un progetto delle SIDO è CARNASCIALE, sostantivo molto antico che Marisa Caruso, la nostra direttrice artistica, ha trasformato in un aggettivo senza genere ed esattamente consono a descrivere quello che le SIDO fanno tutti i giorni: sfuggire alle regole del desiderio immediato, della dopamina da inoculare sempre più in fretta, sempre di più, finché non c’è più passione, ma solo dose. È diventare persone che fanno di quel desiderio una ricerca viva e ricca, godendo del viaggio tanto quanto della meta. Forse addirittura di più. Avete mai viaggiato così bene da essere già felici una volta arrivati a destinazione? Ecco, questo è CARNASCIALE, e le SIDO non fanno altro. Letteralmente.

Cercare una fotografia che ritragga le SIDO al lavoro significa scoprire che le SIDO sono una redazione diffusa. Ovvero, purtroppo, una redazione fatta di persone lontane che si riuniscono in ambienti digitali. Una foto che ci ritragga tutte insieme ancora non l’abbiamo potuta scattare. Questo per noi è bello. Ci piace aspettare di avere i mezzi e l’occasione per poterla scattare. Per ora, abbiamo solo il movente: la nostra volontà di fare in modo che accada. Eppure, l’anno scorso, perché in questa rubrica parliamo di ciò che abbiamo fatto nel 2023, qualcosa è cambiato. Ci siamo accorte che stavamo scappando una fotografia. Quella che avrebbe dovuto ritrarre Caruso insieme ad Andrea Fondelli Benei, il nostro fondatore, una fotografia che doveva, dovrebbe, dovrà apparire nel nostro sito, come dicono si debba fare per “metterci la faccia”, per “mostrarsi al pubblico”.  Una cosa normale è scattare una fotografia. Quante ne scattiamo tutti i giorni? Una cosa meno solita è scappare una fotografia. Mese: quattro. Fotografie ufficiali per il sito delle SIDO: nessuna. Perché abbiamo timore di mostrarci?

Perché la cosa più importante è parlarsi quanto più sinceramente possibile: abbiamo timore di mostrarci perché ancora facciamo fatica a credere di essere tanto fortunate da poter fare questo mestiere. Ci sentiamo in colpa, ci autosabotiamo, purché riusciamo nell’impresa di scappare quella fotografia.  L’anno scorso abbiamo deciso che da quest’anno parleremo apertamente delle nostre condizioni psicologiche e delle nostre resistenze. Il mestiere della cultura è vario e poliforme, ma la verità è che ci vuole tempo per autorizzarsi. Soprattutto se si è devoti alla ricerca, alla confezione e all’eccellenza come in SIDO.

Non chiamiamo libro un libro che non è stato editato, corretto, disegnato, stampato a regola d’arte. La scrittura del manoscritto è solo la prima luminescenza nel brodo primordiale. Ci vuole tempo, lavoro, allegria, resistenza, altra allegria, sviluppo, attesa, riunioni, altra allegria, qualche momento concitato, e infine arriva UDO. Oppure il Calendario Generico. Oppure, perché la nostra Direttrice Editoriale è anche un tipetto pragmatico e ci ha tenuto a farci vedere come si fa un virtuosismo, il CARNASCIALE.

UDO è un’astronave aliena sceso tra di noi per mostrarci l’estremo confine del contemporaneo, quel luogo magico e molto profondo dove nasce il futuro. Il Calendario Generico è una pacca sulla spalla da quell’artista cinico, sornione e geniale che tutti vorremmo aver avuto come miglior amico. Il CARNASCIALE è un elegante e poetico memento che dobbiamo fidarci della nostra carne, più che della nostra pancia, del nostro cuore o della nostra ragione. E anche la fotografia da scattare è diventata da scappare, ed è finita così tra le cose che vogliamo coltivare lentamente. Accettiamo che certe cose non ci fanno sentire a nostro agio, perciò le prendiamo con la calma e la qualità, due caratteristiche che perfezionano tutti i mondi. Noi di edizioni SIDO abbiamo deciso che il miglior esempio del mondo culturale che vorremmo vivere è quello della lentezza e dell’entusiasmo. Quindi si: scatteremo quella foto, prima però abbiamo bisogno di scapparla. Di allontanarci dalla voglia di imbracciare il telefono e farla in quattro e quattr’otto. Vogliamo pensarla, anche se poi non sembrerà pensata. Le buone idee sembrano tutte cose che già abbiamo visto. Chi possiede un LEXICON sa bene di cosa parliamo. Esattamente come certe poesie. “Sogni. Respiro. Silenzio. Invincibile calma.” sembrano parole che già abbiamo sentito, eppure quando le abbiamo sentite per la prima volta ci sono sembrate nuove, e belle, e necessarie. Fate come noi, sognate, respirate, difendete il vostro silenzio. Siate calme invicibilmente. Noi stiamo molto meglio da quando l’anno scorso abbiamo deciso che non avremmo più avuto emergenze, necessità immediate. Immaginate come ci godiamo la velocità. 

La nostra direttrice artistica in pausa pranzo ci mostrerà ancora una volta dell’auto da corsa che sta aspettando di comprarsi. Perché aspetta? Perché se la gode. Perché godersela è CARNASCIALE. Perché scappare una fotografia significa soltanto essere felici quando la scatteremo.