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Cinque di Marte. Una rubrica per raccontare il nostro 2023

Come perdonare Victor Frankenstein


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Peter Cushing nel ruolo di Victor Frankenstein, licensed creative commons, fonte Wikipedia.com

Nel 2023 Andrea Fondelli Benei ha preso l’iniziativa di fondare l’Associazione AkaB, una comunità di persone dedite alla conservazione e alla diffusione dell’opera di Gabriele Di Benedetto, in arte AkaB, probabilmente uno dei più grandi artisti italiani dell’inizio di questo secolo. Dal fiammifero acceso da Fondelli Benei l’Associazione ha ottenuto risultati straordinari già nel suo primo anno di vita. Una mostra ambiziosa e di grande caratura organizzata da Lucca Comics&Games 2023, la pubblicazione di un inedito, per le SIDO, altri due progetti editoriali usciti, uno dei quali ancora per le SIDO, e una rete di associati che è già nazionale. Per il 2024 il curatore dell’Associazione, Matteo Contin, ha stilato un programma ancora più ambizioso. Ma in queste righe Fondelli Benei riflette solo sul costo intimo di aver preso l’iniziativa di aver cucito insieme e infine animato una simile creatura, strappandola al lutto discreto dei suoi cari.

Cinque Pezzi Cinque, ovvero cinque “pezzi lunghi” su tutto quello che hanno combinato le SIDO nell’anno passato. Lettura lenta, col fuoco.
Ogni Marte per cinque Marte

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Trovare pace è un atto estremo. 

Trovare, regolarmente, implica una perdita: alla fine del processo di ricerca si abbandona il proprio scopo, poiché lo si raggiunge. Dal nostro di dentro – il desiderio, stretto ai battiti del cuore, nei pensieri – al nostro di fuori, altro da noi: abbiamo finalmente trovato. 

La pace è lo stato contrario alla guerra, e da giovani crediamo che in essa vi troveremo serenità e giustizia. Come sappiamo, non è così. Eppure gli antipodi hanno sempre curiose parentele. Per scatenare una guerra serve un’azione riottosa, violenta. Per trovare pace, allo stesso modo, è necessario qualcosa di più efficace del coraggio. Qualcosa come una disperazione lucida, quel tremore del labbro che annuncia la fine della sofferenza, e con questa il sospiro, l’ultimo, prima dell’apnea più cieca, inumana, l’estrema, non più trattabile necessità di trovare pace. Per questo vi dico che la pace è solo per coloro che non la confondono con l’uguaglianza o la civiltà, coloro che sanno quanto dolore bisogna provocare, quanta pelle bisogna infrangere, silenziosi, distanti, senza pietà né empatia, con ogni mezzo necessario, per trovarla. L’amore è un ottimo innesco di questo terribile, terribile desiderio, vista la sua natura incosciente e provocatoria. Bisognerebbe sempre tenere una catena al collo del proprio amore, è vero, ma trovare pace è un atto estremo, e impone eccezionali sacrifici. E dunque l’amore mi convinse che forse, laggiù, nella geometria dei destini, Kronos e Kairos avevano deciso per me di diventare il mostro che sarebbe andato in giro a bussare, dopo anni, alle porte dei buoni addolorati scuotendo il campanaccio della nuova vita.

Dal regno della grande Santa, la Morte, non si torna, ma…l’invenzione di una Creatura, viva e senziente, animata e parlante, che fosse in grado per pensare e agire in autonomia, un corpo collettivo che fosse in grado di rianimare quello perduto del gigantesco AkaB, questo desiderio non mi dava pace. Nel folto dei miei giorni, aver perso AkaB e Tuono Pettinato in due anni mi aveva strappato le assi dallo scafo e ridotto a naufragare in un luogo buio, dove inconsolabile avevo cominciato a immaginare di riportarli tra noi. Lo sapevo, sia chiaro, la mia era la solitaria fuga dal raziocinio e dalla prudenza, una facoltà spenta, stritolata dal dolore e una virtù che il lutto troppo profondo, troppo largo non mi permetteva più di esercitare. Negli stessi anni avevo già sepolto Paolo Caredda, il regista e scrittore, e poi anche un amico, giovane, appena sposato e vicino alla paternità. Negli stessi anni sono stato abbandonato, all’improvviso e senza spiegazioni, dalla mia mentore. 

Troppo largo il mio lutto. Il buio, come tutti sanno, non è nero. Anish Kapoor prova a consolarci con il suo piatto, piattissimo Vanta, ma il nero, semplicemente, non esiste in natura. Non è vero. Nel buio invece c’è volume, ci sono vita, tempo, comunità e cladi. Così, nella sospensione della ragione, negli ultimi anni mi sono come incantato e ho agito senza più rispettare il confine tra noi e loro, tra i vivi e i morti. Come accade spesso, sono stato festeggiato per la mia iniziativa. Sono stato lodato e vezzeggiato. Se solo potessi scrivere da qualche parte come mi sento ancora umido e freddo. Amo la mia Creatura, soltanto vorrei poter condividere che tipo di sforzo è costato convocare i buoni vivi e molcerli, subire i loro colpi e i loro insulti, finché si convincessero a fare quello che non avevano voluto compiere fino ad allora. Non c’è modo di ridare fiato a una vita se non diventando un mostro, un Victor Frankenstein. Vorrei solo mostrare il sangue che costa essere il primo e non intitolato a ricomporre una vita, il succo di anima che si disperde dagli occhi mentre si procede a testa bassa, contro tutte le buone e umane resistenze, pur di non permettersi pace finché non si ottiene di risvegliare un’anima. Vorrei poter spiegare perché io, perché proprio io e non un altro ad essere inseguito come una muta di cani dalla volontà di svegliare la Creatura. Vorrei un giorno scrivere di come non mi posso perdonare. Un perdono che non è arrivato neanche quando infine la Creatura si è rivelata buona e retta; ha iniziato ad agire senza chiedermi permesso o protezione; a lallare senza seguire la mia grammatica; a sorridere e a rivivere negli occhi del pubblico e dei giovani che non avevano conosciuto AkaB; a pensare e ad agire in una lietezza che io non avrei mai potuto infonderle, maledetto come sono diventato pur di crearla.

Grazie Matteo, per non avermi compreso subito, ma subito dopo, e avermi accompagnato e infine preceduto come il primo credente akabita. Grazie per non avermi giudicato con il compasso della morale, ma con quello della necessarietà. Grazie Isabella, per avermi guardato con profondo sospetto e aver morso fino all’osso prima di anche solo comprendere ciò che intendevo costruire, facendomi capire che già sapevi che il tuo sacrificio non era finito e che eri già la coscienza etica della Creatura. Grazie Giuseppe, per aver mulinato minacce e ostile freddezza prima di accettare il ruolo della responsabilità, di essere il nostro primo tra i pari.

Trovare pace è un atto estremo. Ora, ridotto a quella solitudine che solo coloro che compiono simili atti conoscono, contemplo la Creatura procedere serena senza più voltarsi verso di me, e finalmente posso confessare. Grande Santa, che sempre ascolti e proteggi, sono stato io, sono io Victor Frankenstein, perdonami.