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Come smettere di ricominciare


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BlackLabel, “PLAYBILL – TROVEREMO”, blue back per affissione, SIDO 2023

In questa pagina di diario, offriamo l’unico consiglio che ci pare sensato per questo anno nuovo. Smettiamo di ricominciare. A cura di Andrea Fondelli Benei e Marisa Caruso.

Cinque Pezzi Cinque, ovvero cinque “pezzi lunghi” su tutto quello che hanno combinato le SIDO nell’anno passato. Lettura lenta, col fuoco.
Ogni Marte per cinque Marte

nuove sido

Due anni fa, il primo settembre, le SIDO hanno presentato il LEXICON. Il nostro gioiello. La nostra più bella scoperta. Grazie al LEXICON abbiamo convinto molte persone, come noi stesse, a ricominciare a scrivere. A mano. Parole. Pensate. Che non portino pena. O che ne portino, ma buona. L’anno scorso, dopo un anno di solo LEXICON, abbiamo dovuto ricominciare a programmare, a inventare, a dare nuovi nomi a nuove collane, nuovi visi a nuovi scopi. Nuove SIDO, sempre nuove, nuove SIDO. Quest’anno è finita. Se il ridicolo blog della più piccola casa editrice indipendente italiana potrebbe servire a qualcosa, allora noi siamo d’accordo a lanciare questo segnale, più di ogni altro: affermatevi, è tempo. Smettete di ricominciare.

Ricominciare è il verbo di quest’epoca. La parola che ci introduce alla nostra perenne stanchezza, alla nostra soglia dell’insostenibilità psichica, soglia che è sempre più vicina, sempre più sottile. Abbiamo sostituito i valori della resistenza con quelli della resilienza, abbiamo scambiato l’accoglienza con la tolleranza. Ci siamo decisi a non voler mai, mai accettare confini corti e abitudini modeste. Ci siamo sentiti meritevoli di ogni cosa e intenzionati a riceverla sulla scorta del diritto naturale che offre l’essere in vita. Ma non lo abbiamo coltivato con molta serietà. Non abbiamo rovesciato nazioni. Abbiamo preferito premi meno giganteschi: abbiamo vinto il silenzio riempiendolo di musica d’ambiente, stracciato il sonno investendolo di schermi accesi, colmato le domande che la solitudine ci vocifera iscrivendoci sereni tra le fila dei cittadini della dopamina.

Ricominciare è la condizione perenne in cui, così, ci troviamo. Il precariato lavorativo è diventato cognitivo, poi affettivo, poi psichico. Non chiamiamo più nulla: eterno. Non il nostro mestiere, non il nostro amore, non i nostri pensieri. Abbiamo scelto una vita fatta né di inizi né di fini, un’esistenza di nuovi inizi, ancora nuovi inizi, ricominciare, reinventarsi, riprendersi, ritrovarsi, riscoprirsi. Con intervalli regolari, questo brevissimo circolo vizioso è diventato la misera certezza che non intendiamo perdere. Goliarda sapienza scriveva: “fermarsi è correre sempre di più”. Abbiamo fatto sparire le piazze e le abbiamo sostituite con i grandi magazzini: Sophie Marceaux, più di quaranta anni fa, dava appuntamento al suo innamorato davanti a una Fnac. Poi abbiamo sostituito quei luoghi con i non luoghi. Poi abbiamo polverizzato questi e li abbiamo trasformati in anti luoghi: i social media, le piattaforme online, le chat innumerevoli. A quel punto, perché fermarsi?

Abbiamo trasformato le nostre persone in brand. Certo, abbiamo rinunciare agli appuntamenti, e ci siamo dati al dating. L’evoluzione dello shopping, uno shopping sociale tra brand-persone, e arrivati fin lì, ovvero fino a qui, fino a oggi, ci siamo sentiti ancora insoddisfatti. Nel frattempo, la psicosi post pandemica ha iniziato a mietere i campi. Molti, moltissimi di noi sono tornati al verde, alieni digitali di vent’anni alle prese con i terrestri over 65, con i muretti a secco, con le semine, con i sapori e con i profumi. Chi non si è perso, chi non ha mai cominciato a ricominciare, era soltanto chi era già lì, in un verde qualunque, anche cosmopolita, ma ancora perfettamente in grado di sentire l’odore di una rosa. Ora i narcisi fioriscono, un paio di settimane prima rispetto a qualche anno fa. Il loro profumo è una mano che fruga verso il cuore finché non lo riesce a stringere. 

Promettiamocelo: non ricominciamo più. Basta reinventarsi. Basta ritrovarsi. Basta riprendersi. Vediamo arrivare questo anno del Drago, e lasciamoci investire dalla sua necessaria presenza: cominciamo a finire.  Per noi, che siamo una casa editrice vecchio stampo – tutte persone che farebbero un viaggio insieme, che ci chiamiamo amici, che ci riconosciamo come tali, che ci identifichiamo quando diciamo “questo è sido” o “super sido” -, circondata da un verde antico, smettere di ricominciare significa raggiungere la velocità di crocera. E cominciare a godere. Tenetevi il dating e i desideri della Dopamine Nation, noi siamo andate a vivere in collina. E una scelta come questa deve essere celebrata con una grande consapevolezza: siamo rotte. Non ci siamo protette. Ci siamo lasciate rompere. Abbiamo creduto che fosse possibile vivere ricominciando sempre, dopo ogni caduta, dopo ogni successo. Per noi, come speriamo per voi, il cambiamento più grande è smettere di volersi diversi. Accettarsi è roba superata. Preferiamo affermarci, prenderci la responsabilità di ciò che siamo e procedere.

Le nostre nuove Collane, TANA, TEBE, Bellagio, Black Label e Altana, quest’anno non sono più nuove. Vogliamo diventare una certezza. L’odore dei narcisi. Quello delle rose. Lo spirito quieto che abita ogni cosa che è amata. Abbiamo smesso di ricominciare, perciò benvenuti tutti nell’anno di questo grande cambiamento: nessuno.